
Essere l’unico gruppo di musica celtica in una rassegna rock-metal dà una certa soddisfazione. Vuol dire che nel nostro lavoro di questi anni siamo riusciti a far capire il messaggio. La musica celtica, quella vera, non è una sorta di ninna nanna, né una fotocopia di cose morte da far per forza resuscitare, né un manierismo per pochi eletti.
La musica celtica, quella vera, è fracasso, è dinamite, è rock del più tribale. E soprattutto, è un canto di libertà. Indubbiamente la musica celtica ha anche un’anima intimista, rivolta a quell’aspetto segreto dell’esistenza che risveglia il lato mistico nascosto in ognuno di noi. Ma quello che emerge di primo acchito è la sua anima coinvolgente che travolge chi vi si accosta.
Questo è ciò che abbiamo imparato e assorbito nei paesi dove questo genere musicale è ancora vivo e vitale. Non musica di maniera, non uno sguardo verso il passato, ma una continuità con le nostre radici, protesa verso il futuro

Quest’anno il festival Colonia Sonora era particolarmente ricco di nomi di statura internazionale. Alice in Chains, Deftones, Motorhead, Fear Factory, Bullet for Valentine e tutto il tour dei Gods of Metal. E noi eravamo fieri di essere inseriti in un cartellone così prestigioso.
La serata di sabato 19 giugno era dedicata al concerto del LabGraal. La giornata non era iniziata sotto i migliori auspici: la “tempesta del secolo” era già iniziata al mattino su tutto il Piemonte, e invece di calare di intensità, nel pomeriggio c’è stata anche la “grandinata del secolo”... Non ricordo una grandinata di quell’intensità e vastità. Ha imbiancato tutta la zona come fosse nevicato in giugno. Ovviamente non pensavamo minimamente che i

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