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giovedì 1 ottobre 2020

Appunti di viaggio. Danimarca - Svezia, Settembre 2020

Primo giorno a Copenhagen. Ci siamo subito fiondati al National Museum di Copenhagen per vedere finalmente dal vivo il mitico Calderone di Gundestrup. Dopo che avevo visto tante immagini, vederlo dal vivo è stato emozionante. L'intero museo è stato una continua emozione: per chi è appassionato della storia dei Celti e delle origini dei Nativi europei vedere i reperti che testimoniano una storia tanto antica, epica e gloriosa, che ci ha lasciato reperti raffinatissimi (altro che rozzi barbari) è commovente. Il museo offre un taglio della storia che rende giustizia ai popoli pre-cristiani. Trasmette una visione poetica e mistica dello sciamanesimo a cui solitamente non siamo abituati. Altra mentalità.

Secondo giorno in Danimarca. Tour megalitico nella regione dello Zealand. Stiamo scoprendo che questa terra è disseminata di reperti megalitici, antichi templi risalenti a 5.000 anni fa eretti da un popolo che chi ha riscritto la Storia vuole farci dimenticare. Testimonianze di antiche religioni pre-cristiane. Per noi che coltiviamo questa passione, trovare queste tracce è entusiasmante perchè fanno parte delle nostre radici di Nativi europei. Tuttavia la nostra ricerca non è affatto facile poiché nonostante si colga l'attenzione con cui queste installazioni vengono preservate, si nota anche la difficoltà nel reperire informazioni utili.

Continua il nostro tour in Danimarca alla ricerca di reperti sulle nostre origini storiche di Nativi europei. Sappiamo che il territorio è disseminato di megaliti, ma ci sono scarsissime indicazioni che permettano di individuarli, anche perché spesso queste indicazioni sono solo in danese. E così ci i affidiamo alla nostra indole di detective dell’impossibile e soprattutto al nostro intuito. Di certo non ci arrendiamo, e la nostra determinazione di solito viene premiata. E’ successo anche oggi, giornata

fortunata per degli Indiana Jones allo sbaraglio che spesso, alla mal parata, si avvalgono anche di strumenti poco convenzionali come il pendolino radioestesico. Oggi abbiamo fatto il pieno di scoperte: tumulus impressionanti, dolmen, menhir, pietre coppellate. La zona era la regione Zealand e soprattutto l’isola di Mon, un’isola che oltre ad uno scenario spettacolare (dichiarata patrimonio dell’Unesco) detiene il primato in fatto di monumenti megalitici. Il che rivela che un grande insediamento di queste popolazioni ha vissuto e fatto base qui per molto tempo, anche se non se ne sa nulla poiché non vengono mai fatte serie ricerche sull’argomento.

Qui in Danimarca è rarissimo vedere qualcuno con la mascherina, anche al chiuso. Eppure non vedo la gente morire come mosche. Non si parla di Covid, si fa vita normale. Meraviglioso, sembra di essere usciti da un incubo.
Del resto secondo i sondaggi la Danimarca è tra i Paesi più felici del mondo. Sarà per l’accesso gratuito all’istruzione, o per l’assistenza sanitaria pubblica gratuita. O per la relativa mancanza di criminalità e corruzione. Indubbiamente questo Paese vanta un alto livello di uguaglianza e un forte senso di responsabilità comune per il benessere sociale. Forse lo spirito vichingo ancora aleggia e si sente.

Una giornata di relax per prepararci alle prossime escursioni.
Ne abbiamo approfittato per visitare la Città Libera di Christiania, un esperimento sociale molto particolare. Christiania è un quartiere parzialmente autogovernato della città di Copenhagen, a cui il governo ha attribuito uno status semi-legale come comunità indipendente. E’ stata fondata negli anni ’70 da un gruppo di hippy che occuparono una base navale abbandonata. Visto che il governo non è mai riuscito ad espellere gli occupanti, I residenti sono riusciti a raggiungere un accordo per il riconoscimento di Christiania come suolo autogestito. La comunità è basata sul principio dell'autodeterminazione e della proprietà collettiva, ed è concessa la libera circolazione delle droghe leggere. Oggi si presenta come un centro sociale ben riuscito, un modo intelligente da parte del governo di risolvere una situazione difficile.
Dopo la visita a Christiania abbiamo gironzolato nella città più felice del mondo. Sarà per l’assenza di mascherine? Sarà perché alle 16 cascasse il mondo tutti se ne vanno a casa a farsi i fatti loro? Fatto sta che si respira un’aria rilassata che coinvolge. E i danesi ci stupiscono per la loro apertura e il senso di socialità comunitaria a cui non siamo abituati.

Erano quasi riusciti a spaventarci. Quasi quasi desistevamo. Invece una volta di più abbiamo potuto toccare con mano lo scollamento tra la realtà immaginaria, la narrazione di ciò che “deve” apparire, e ciò che in effetti è. Ne avevamo già avuto una avvisaglia all’aeroporto di Caselle, quando al check-in ci hanno fatto preoccupare perché sprovvisti di un modulo secondo loro importantissimo, senza il quale saremmo stati fermati ad Amsterdam. Grande stress nel cercare in tutta fretta il modulo e stamparlo con mezzi di fortuna, per poi accorgerci che ad Amsterdam, così come anche a Copenhagen, di questo modulo non gliene poteva fregare di meno. Nessuno si è sognato di chiedercelo.
La stessa cosa è successa oggi: avevamo programmato di andare in Svezia, ma sui siti governativi davano notizie allarmanti circa i controlli alla dogana. Per chi non avesse ancora capito sto parlando di questa situazione allucinante dovuta alla pandemia e alla presunta fase di emergenza che secondo la narrazione del mainstream non sarebbe ancora conclusa.
Se avessimo desistito ci saremmo privati di una giornata meravigliosa. Non solo non c’è stato nessun controllo, così come non abbiamo visto l’ombra di una mascherina, ma soprattutto non avremmo potuto assaporare dei siti megalitici più unici che rari, spettacolari e inseriti in uno scenario tanto selvaggio quanto dolce e arcaico.
E che dire del famoso Oresund, il ponte sia stradale che ferroviario di 15 km che collega la Danimarca alla Svezia? Per una appassionata di thriller scandinavi e serie TV nordiche è quasi obbligatorio attraversarlo.
Quello che mi rimarrà nel cuore, di questa giornata, è l’impatto con le grandi pietre, inalterate nel tempo, sentinelle di un passato che nonostante i tentativi di soppiantarlo non muore ed è proteso verso il futuro.

Mi ero riproposta di fare un’altra visita al Museo Nazionale di Copenhagen e ne è valsa la pena. Non basta qualche ora per visionare una tale raccolta di preziosi reperti preistorici, soprattutto con una chiave di lettura come quella che abbiamo ereditato da Giancarlo. Mi sono nuovamente soffermata a lungo sul Calderone di Gundestrup, un’opera esoterica di valore immenso per chi è sulle tracce delle proprie radici native. Il Museo è molto esaustivo e sottolinea la magia dello sciamanesimo mettendo in risalto l’arte divinatoria, la scienza e la spiritualità di questi nostri lontani progenitori. Fratelli che non abbiamo avuto modo di conoscere più a fondo, ma che nonostante questa cover up hanno lasciato dei messaggi nelle loro opere e nei reperti che si rivelano essere in grado di attraversare la Storia e raggiungere coloro che li stanno cercando.
Altra nota positiva di questo Museo è che non solo si può fotografare e riprendere qualsiasi cosa, ma addirittura i custodi ti aiutano ad illuminare meglio i reperti. Oltre che darti spontaneamente spiegazioni sugli oggetti esposti.
Dopo il Museo, una foto con la Sirenetta era d’obbligo. La Sirenetta, The Little Mermaid, è diventata l’immagine-simbolo di Copenhagen. Percorso obbligato per i turisti. Questa scultura è un omaggio a Hans Christian Andersen, poeta e scrittore danese, e raffigura la sua fiaba più famosa, appunto La Sirenetta. Questa statua è stata spesso
oggetto di vandalismo, l’ultimo dei quali è avvenuto di recente e mai rivendicato. Sulla base della statua si intravvede tuttora la scritta “Racist fish” (pesce razzista). E’ difficile da capire, ma il motivo sarebbe la versione del cartone animato della Walt Disney in cui compare un "pesce nero" con labbra carnose, immagine che ricorda lo stereotipo degli afroamericani. Da aggiungere ai danni del politically correct portato all’estremo.

Ultimo giorno in Danimarca. Non sapevo cosa aspettarmi da questo viaggio-studio ma è stato infinitamente al di là di ogni aspettativa. Sicuramente mi porterò nel cuore i luoghi che ho visitato, le persone che ho incontrato, i colori incredibili di questo cielo nordico che cambia ogni momento, l’atmosfera di benessere e di positività che irradia dalle persone. Ora capisco perchè la Danimarca, secondo il World Happiness Report delle Nazioni Unite, è stata eletta come il Paese più felice del mondo. Del resto a Copenhagen esiste il Museo della Felicità, una esposizione permanente che definisce i motivi per cui la Danimarca ogni anno si aggiudica questo primato.
Questo ultimo giorno lo abbiamo dedicato al Vikingeskibsmuseet di Roskilde, il museo dei drakkar vichinghi affacciato su un fiordo incantevole. Il museo ospita 5 navi vichinghe di diversi tipi, dal cargo alla nave da guerra, compreso l'unico knarr (imbarcazione norrena a scopi commerciali) recuperato in buone condizioni. Vedendo lo stile di queste imbarcazioni ci si può rendere conto della loro essenzialità e modernità. E se pensiamo alla raffinatezza della gioielleria vichinga ci troviamo di fronte a un mistero: un popolo di guerrieri coraggiosi e temerari che hanno esplorato il pianeta attraversando i mari e nel contempo hanno prodotto manufatti ricercati oltre che poemi profondamente mistici e spirituali. Con una società altamente democratica in cui tutto veniva deciso dall’assemblea del popolo, e in cui donne e uomini avevano gli stessi poteri. Chi erano in realtà queste società così evolute? Un mistero irrisolto.
Abbiamo voluto concludere questo viaggio visitando ancora altri luoghi megalitici, tumulus e allineamenti di menhir. E’ più che evidente il legame tra questi popoli che vengono definiti Celti o Vichinghi a seconda dei territori, ma che in realtà si tratta di una stessa cultura, con riferimenti comuni.
I tumulus erano luoghi di iniziazione, i cerchi di pietre luoghi di assemblee e riti collettivi. Gli allineamenti di menhir erano definiti come una guida che accompagnava verso “l’altro mondo”.


 

giovedì 23 agosto 2018

Alla ricerca di Rama


Inseguendo una leggenda mi trovo spesso in posti impervi, tra percorsi difficili alla ricerca delle tracce che un antico mito ha lasciato dietro di sé. Le tracce ci sono, e sono tante.
La leggenda è quella della città di Rama, un mito che si tramanda nella storia dei Celti di “casa nostra”, ma non solo.
Secondo le Famiglie Celtiche del Nord del Piemonte, in tempi arcaici esisteva Rama, un’antica città megalitica, che si estendeva per tutta la Valle di Susa e  anche Oltralpe. Le tracce di questa leggenda sono visibilissime per chiunque voglia andare appena un po’ oltre la miopia degli archeologi “skeptics” che bollano questi ritrovamenti come cose poco interessanti ai fini di una ricerca archeologica. Miopia o qualcos’altro? Supportare a tutti i costi la storia ufficiale, quella balla che ci viene insegnata a scuola? Tipo che Colombo avrebbe scoperto l’America… Anyway, secondo il mito, ricordato tra l’altro dai Popoli nativi di tutto il pianeta, un dio proveniente da non si sa dove sarebbe sceso sulla Terra e avrebbe lasciato dei doni alle creatura di allora. Doni che li avrebbero aiutati ad evolvere e a costruire una grande civiltà. Il mito è ricordato nella leggenda greca di Fetonte e in quella del Graal. Secondo il mito, questo dio civilizzatore, prima di lasciare gli uomini, avrebbe lasciato in dono una grande ruota d’oro forata, contenente tutto il sapere, sia mistico che tecnologico.
Il contatto sarebbe avvenuto nella Valle di Susa, dove a seguito di questo dono sarebbe sorta una grande città ciclopica, Rama appunto.
Tutto questo sembra ricordare una favoletta per bambini, sennonché nel 2007 un gruppo di ricercatori indipendenti della Ecospirituality Foundation ha trovato i resti delle antiche mura, togliendo Rama dalla leggenda per inserirla nella storia.
La ricerca delle tracce megalitiche di Rama è una delle mie attività preferite. Io e i miei compagni di avventura Luca e Gianluca siamo di solito premiati nelle nostre escursioni da scoperte che non si fanno mai desiderare, ancorché di difficile reperimento.
L’ultima spedizione ci ha portato a contatto con quello che abbiamo definito il “Santuario delle Ruote Solari”. Quelle che comunemente vengono definite “macine” si trovano in grandi quantità in tutte le Valli piemontesi, e anche in questo caso c’è da notare la miopia degli archeologi “ufficiali” che trovano perfettamente plausibile che queste grosse “macine” di pietra venissero costruite sui soffitti di anguste e pressochè irraggiungibili grotte. Come nel caso della Roca Furà, un posto incredibilmente bello anche se molto difficile da raggiungere.
Le numerosissime ruote solari che si ritrovano in  tutte le valli del Piemonte sembrano ricordare il mito di Fetonte. Nella grotta della Roca Furà ce ne sono decine, all’entrata, sul soffitto, sulle pareti, in un’atmosfera che ricorda un paesaggio lunare.
E’ così difficile accettare o anche solo ipotizzare che questi ritrovamenti facessero parte di un antico culto?

lunedì 11 settembre 2017

Sulle tracce della leggenda: i megaliti della Valle Argentera


Addentrandoci nella ricerca delle nostre radici di Nativi europei ci si rende conto che c’è molto da scoprire e che con ogni probabilità la ricerca non finirà mai: il mosaico è complesso e la confusione creata in secoli bui di storia cancellata, riscritta e reinterpretata ha creato una coltre di nebbia che ha coperto e appannato storie, tradizioni, reperti, antichi miti.
Eppure, anche partendo solo da flebili frammenti di leggende, ci si accorge che c’è un cammino già tracciato, un filo di Arianna che aspetta solo di essere scoperto e ritrovato. Pian piano il mosaico prende forma e la vera storia dei territori celtici appare sempre più reale. Dapprima con  elementi sparsi e apparentemente sconnessi, poi via via sempre più netti e collegati tra di loro, fino a formare un disegno globale impressionante in cui leggende, ritrovamenti, racconti, tradizioni, segreti degli anziani, si inseriscono armonicamente rivelando una storia precisa, la “nostra” storia.
Nei territori del Piemonte, e nei territori europei ad essi collegati, esistono percorsi megalitici che portano ad individuare tracce di un passato ancora vivo, usanze legate tra di loro da una cultura comune, conoscenze segrete di anziani che conservano gelosamente tradizioni antiche.
Secondo un’antica leggenda, nelle valli del Piemonte migliaia di anni fa esisteva Rama, una immensa città megalitica; un mito che ha lasciato profonde tracce nelle tradizioni europee. Una città che sarebbe scomparsa a seguito di un cataclisma naturale.
Questa leggenda sarebbe all’origine di importanti tradizioni come quella del Graal.
Il mito della città di Rama continua ad affiorare dai racconti dei valligiani e nella vita quotidiana, una tradizione che sembra collegata agli imponenti megaliti presenti su tutto il pianeta.
Secondo la leggenda, una vasta regione, che oggi si estende dal Piemonte alla Savoia e alla Provenza fino a raggiungere la Liguria e la Valle d’Aosta, è stata testimone di eventi straordinari che rappresentano le radici culturali di queste stesse terre e di tutto il continente europeo.
Con la chiave interpretativa fornitaci dalla leggenda non è difficile imbattersi, nel corso delle ricerche, in imponenti siti megalitici che sembrano percorrere tutto il Piemonte.
E’ ormai consuetudine trovare gli insediamenti megalitici in luoghi particolarmente magici. Questa volta le ricerche ci hanno condotto nella Valle Argentera, presso Sauze di Cesana in alta Valle di Susa.
Come sempre accade in questi casi, abbiamo dovuto penare un po’ per trovare il posto che non era facile da trovare nonostante le indicazioni degli anziani del luogo. Ma quando siamo riusciti a scorgere i primi menhir la nostra gioia è stata grande: si trattava non di qualche menhir isolato, bensì di un vastissimo insediamento megalitico con allineamenti di menhir, cromlech, dolmen e tumulus. Una vera miniera d’oro per i ricercatori di megaliti!
Le pietre sono con evidenza interrate e quasi sepolte per metà dalle stratificazioni del terreno che si è depositato nei millenni e che impedisce di vederne l’altezza reale.
Lo scopritore, il noto scultore del legno Mario Castagnasso, cultore di storia locale, ha sottoposto ad esperti del settore l’analisi delle pietre che sono state datate circa 3.000 anni a.C.
Tuttavia, come spesso accade in questi casi, le ricerche si sono arenate e il luogo è stato dimenticato dai ricercatori e dalla Sovrintendenza dei Beni Archeologici. Evidentemente le ricerche che riguardano le origini della nostra Storia non sono di interesse degli enti preposti.
Eppure il sito è davvero notevole. Oltre a trovarsi in una valle particolarmente incantata, con panorami mozzafiato, l’insediamento si estende su un’area molto estesa che di certo può riservare ancora molte sorprese. Oltre agli allineamenti e al cromlech esiste un masso, che è stato definito erratico, di sei metri di altezza che presenta una strana peculiarità: indica l’ultimo raggio del sole al solstizio d’estate. Il masso potrebbe essere stato usato come mirino in quanto assume la funzione di traguardo del tramonto del solstizio estivo in rapporto ad alcuni menhir.
Secondo i ricercatori del CesMap (Centro Studi e museo d’arte preistorice di Pinerolo), interpellati da Mario Castagnasso, il grande masso potrebbe avere una funzione archeoastronomica. Peccato che le ricerche sono state poi abbandonate.
Se si perlustra la zona adiacente ai menhir, non è difficile imbattersi in altri reperti interessanti che meriterebbero un’analisi approfondita, come il grande dolmen poco distante, o il tumulus collocato a circa 50 metri dai menhir, quasi interamente interrato, ma di cui si intravedono le pietre del dolmen all’ingresso e il muretto a secco che lo delimita.
Una volta di più ci si chiede chi fossero i misteriosi abitanti di queste zone, come sia possibile che siano stati cancellati dalla storia nonostante le imponenti vestigia sparse in tutto il Piemonte e non solo; e ci si chiede il motivo di questo disinteresse da parte degli enti preposti alle ricerche archeologiche, finanziati dai cittadini. Come spesso accade, queste ricerche sono portate avanti da ricercatori autodidatti, senza risorse e corroborati solo dalla loro passione. E’ accaduto nel caso della scoperta delle mura di Rama da parte di ricercatori della Ecospirituality Foundation, una scoperta che ha elevato la città di Rama dalla leggenda alla Storia.
Il sito megalitico della Valle Argentera è una ulteriore conferma della presenza di questo vastissimo insediamento urbano, ricordato ancora oggi dalle Famiglie Celtiche della Valle di Susa e delle Valli di Lanzo.
La ricerca continua.